L’AEROPORTO UNA NECESSITÀ PER CRESCERE

da www.salto.bz

Tornano le ali su Bolzano e puntualmente i protezionisti, Verdi in testa, affilano le armi per fronteggiare la più grossa sciagura “ecosociale-economica” che incombe su Bolzano e provincia: l’aeroporto e il suo rilancio. Reazione prevedibile dopo la conclusione dei lavori di manutenzione, l’annuncio di nuove destinazioni, il ripristino della pista originaria a 1462,6 metri e quant’altro contenuto nel nuovo progetto della Provincia. La battaglia senza tregua di Verdi&C con il perentorio invito del consigliere Dello Sbarba a chiudere da subito l’impianto perché “inutile e dannoso” (cioè mandare al macero subito un patrimonio valutato dai 15 ai 20 milioni per risparmiarne 2,5 l’anno in 5 anni) poggia soprattutto su due capisaldi: scarsa compatibilità tecnico- ambientale dell’aeroporto e bacino d’utenza insufficiente a garantire una gestione in pari: cancellare dunque un “giocattolino”, che secondo gli stessi, va a beneficio esclusivo di politici, burocrati provinciali e soprattutto straricchi “paperoni” milionari. Torna in auge insomma un “mantra” di facile presa su una popolazione soprattutto periferica, poco informata e fortemente improntata a un “egocentrico” campanilismo. A contrastare e contestare l’arcipelago verde, anche se con toni finora piuttosto timidi, si fa sentire non solo il mondo economico, bensì anche quello della ricerca, della cultura, dall’università e dell’arte. Il ritornello secondo cui dietro l’aeroporto ci sarebbe una lobby di straricchi “Paperoni” fa quanto meno sorridere: difficile immaginare fantomatici “capitalisti” in doppiopetto scuro e l’immancabile “24 ore” con le gambe sacrificate fra i sedili di un aereo a eliche, per non sciupare quei loro agili jet “executive” che si possono ammirare quasi ogni giorno a lato dell’aerostazione di San Giacomo, luogo evidentemente snobbato dai “proibizionisti dell’aria”. I quali giocano sui fallimenti del passato, pur conoscendone le cause, alle quali hanno collaborato per ostacolare il ripristino della pista, ben sapendo che in queste condizioni solo compagnie sull’orlo della crisi, come l’Air Alps con i suoi 3 “Dornier” da 31 posti costretta a 8 voli giornalieri su Roma per trasportare la sbalorditivo carico di 256 passeggeri, con le disastrosa serie di disguidi. Quindi, o la compagnia dei”protezionisti dell’aria” ha coscientemente sabotato ogni progetto, oppure è rimasta al ferma-immagine di 30 anni fa con una zona industriale imperniata sui forni di Magnesio e Montecatini, Feltrinelli Masonite, Cisterne Delaiti, lamette da barba e similia. Aprendo finalmente gli occhi si accorgerebbero di un apparato produttivo con aziende divenute capofila nazionali o addirittura mondiali. Ad esempio in tutto ciò che fa inverno: cannoni e gatti da neve, impianti a fune per città e montagna, abbigliamento sportivo, costruzioni metalliche, industria dolciaria, edilizia (costruzioni in legno, tetti), accessori auto, lattiero-caseario, alimentare (dai salumi alla birra), autotrasporti, grande distribuzione, tecnologie ambientali, società elettriche più Iveco e Acciaierie e così via. Ci sarebbe anche un’università con docenti “costretti” a volare e studenti, ricercatori, artisti, atleti “mondiali” impegnati addirittura in Terra del Fuoco (azzurri di sci) esploratori e via elencando. Aziende guidate da imprenditori e manager si muovono in aereo come i pendolari in autobus, ma devono fare capo ad “hub” distanti 350 chilometri (Monaco, Venezia e Milano) oppure adattarsi a trasbordi via Verona o Innsbruck per arrivare in capo al mondo. E perché non citare le centinaia di pensionati e non, sui “charter” per vacanza verso il Mediterraneo? Diversi imprenditori, studiosi, manager, ricercatori tempo fa si sono “sfogati” in interviste apparse su settimanali economici locali (Wi-Ku, Ff etc.) citando dati impressionanti. Michael Seeber (Leitner) parla di ben 148 fra ingegneri e meccanici in volo per il mondo, valutando una spesa annua da 1,5 a 2 milioni di euro. Harald Oberrauch (Durst e Alupress) lamenta di dover convergere su Venezia o Monaco, con spese che potrebbero restare in casa e alimentare un buon indotto. L’impresa Gostner (energia verde) si è dotata addirittura di una propria piccola flotta a San Giacomo; un alto dirigente della Lub cita le centinaia di docenti e ospiti invitati a congressi provenienti dall’estero e dell’imbarazzo nel dover spiegare “come si arriva a Bolzano”. Un altro caso esemplare: «La Technoalpin di Bolzano – dice l’imprenditore Erich Gummerer – lo scorso anno ha ricevuto ben 800 visitatori da Cina, Russia e America; se non vedono i nostri cannoni da neve con tecnologia d’avanguardia non si rendono conto che l’Italia non è solo il Paese del Bunga Bunga e della pizza, allora vanno dalla concorrenza».

Giancarlo Ansaloni
alto adige 4.1.2016
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Aeroporto. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...